La fotografia digitale: caratteristiche

La fotografia digitale: caratteristiche

Fotografia digitale, Hobby e Passioni

Dalla risoluzione all’ottica, dalle memorie alle batterie e agli accessori delle macchine fotografiche 

La risoluzione: i mega pixel

La prima importante caratteristica (ma non l’unica!) di una macchina digitale è la sua risoluzione, che si esprime in mega-pixel, abbreviato in MP (1 mega-pixel equivale ad un milione di pixel). Oggi i moderni apparecchi amatoriali vanno da 3 a 6 MP, quelli professionali anche oltre i 10 MP. Semplificando, si deve immaginare la risoluzione come la trama di un tessuto: più fitte sono le fibre e più sarà preciso il dettaglio. Per un utilizzo delle foto prevalentemente a video sarà sufficiente una risoluzione di circa 3 mega pixel, se prevediamo di stampare e fare ingrandimenti meglio indirizzarsi su modelli con risoluzione maggiore a 4 e 6 mega pixel, poichè le stampa richiedere una maggiore risoluzione di una schermata video, ovvero circa 300 punti per pollice (DPI) contro i 72 del monitor. La risoluzione determina anche la grandezza della stampa, come riportato nella tabella qui sotto:

Risoluzioni massime e dimensioni di stampa (a 300 dpi) rapportate ai megapixel

Megapixel Risoluzione
Dimensioni di stampa max
2 1600 x 1200
13,5 x 10 cm
3 2016 x 1512
17 x 12 cm
4 2272 x 1704
19 x 14 cm
5 2560 x 1920
21 x 16 cm

L’ottica

Una grande importanza nella qualità dell’immagine dipende dalla qualità ottica dell’obiettivo. Quasi tutte le macchine moderne montano uno zoom. Lasciate perdere gli zoom esagerati, di solito di qualità mediocre e poco luminosi. Privilegiate un’ottica luminosa con un buon grandangolo (38 o 35 mm), che è di gran lunga più utile di qualsiasi teleobiettivo. Le ottiche con teleobiettivi troppo “spinti” non servono a nulla, la qualità di solito è scadente e sono difficili da usare a mano libera (mosso). Un a buona ottica zoom ha di solito dai 3 ai 6 ingrandimenti.

Memoria e batterie

Negli apparecchi digitali è importante la capacità della memoria in cui sono registrate le foto e l’autonomia delle batterie. Le memorie sono delle piccole schede, di capacità variabile, infilate nel corpo macchina. Il numero di foto “scattabili” dipende dalla capacità della scheda e dalla risoluzione con la quale è scattata la foto. Per esemplificare immaginiamo la scheda di memoria come un contenitore più o meno grande: per esempio una bottiglia da 1 litro può contenere 2 bicchieri da mezzo litro o 4 da 1/4, in una bottiglia da 2 litri invece ci stanno 4 da mezzo e 8 da 1/4, il principio è identico. A nostro avviso il taglio minimo della scheda di memoria non dovrebbe essere inferiore a 250 Mb (megabyte). Quando la memoria è “piena” non è più possibile registrare altre immagini se non liberando memoria: cancellando qualche foto oppure riversandole sul computer. Si cancella a questo punto il contenuto della scheda che può essere così riutilizzata praticamente all’infinito.

Batteria universale o proprietaria?

Le macchine digitali hanno due tipi di pile, che determinano l’autonomia: quelle “universali” (uguali a quelle dei piccoli elettrodomestici e che quindi si trovano ovunque), anche nella versione ricaricabile, e quelle di formato proprietario, di solito al litio: in quest’ultimo caso significa, in sostanza, che ogni macchina ha la sua batteria specifica, che non può essere utilizzata su altri apparecchi che non siano uguali o compatibili. Le batterie proprietarie di solito hanno un’autonomia maggiore delle batterie comuni: quando si scaricano però, se non si ha una batteria di riserva, bisogna trovare una presa elettrica ed aspettare che la batteria sia ricaricata. I tempi di ricarica variano dipendono da modello a modello. Di solito l’autonomia, che dipende ovviamente anche dall’uso dell’apparecchio (quantità di accensioni/spegnimenti, uso dello schermo LCD, uso dello zoom), dovrebbe essere almeno di un centinaio di scatti e più.

Accessori

Ad un fotografo serio non dovrebbe mai mancare un treppiede che, per quanto scomodo e ingombrante da portare in giro, in certe situazioni si rivela indispensabile, ad esempio nelle foto con poca luce o notturne, o con l’impiego di grossi e pesanti teleobiettivi (caccia fotografica). Non lesinate troppo sul prezzo, un cavalletto traballante non serve a nulla. Utilissimo anche un treppiede tascabile, con gambe retrattili. I filtri che veramente servono, ovviamente di buona qualità, sono sostanzialmente tre: polarizzatore, UV e Skylight. Questi ultimi due si usano anche come protezione fissa della lente frontale dell’ottica. Un graffio o peggio una rottura della lente frontale dell’obiettivo significa doverlo buttare via, poiché quasi sempre la riparazione è antieconomica: se si rompe il filtro invece ce la caviamo con un paio di decine di euro.
Il filtro UV elimina i raggi ultravioletti, ovvero la dominante blu che talvolta si vede specialmente nelle zone in ombra. Il filtro Skylight ha le stesse caratteristiche del filtro UV, in più scalda leggerissimamente e gradevolmente i colori. Infine il filtro polarizzatore, certamente il più utile, agisce secondo l’orientamento e la posizione rispetto al sole: satura i colori, accentua o attenua i riflessi su superfici d’acqua, metalliche, su vetrate eccetera. Consigliatissimo nei panorami per scurire i cieli e far risaltare le nuvole, saturare il verde dei boschi, aumentare il blu o il verde dell’acqua. In alta montagna o sulla neve può essere utile un filtro ND (neutral density), che attenua l’eccessiva luminosità.

L’uso dei filtri con gli apparecchi digitali è meno utile rispetto alla foto tradizionale, poiché con un programma di fotoritocco si può modificare ogni parametro dell’immagine (contrasto, luminosità, saturazione, dominanti eccetera). Consigliamo per finire una borsa a fondina da tenere a tracolla. Deve essere non troppo voluminosa, con qualche tasca per mettere un rullino di riserva o qualche accessorio. Offre un’ottima protezione all’apparecchio e soprattutto velocità d’uso.

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