Freeride Sci e Snowboard

Freeride Sci e Snowboard

Natura, montagna e sport

FREERIDE – Fuori pista e sci alpinismo a confronto.

“Freeride” significa, letteralmente, “girare liberi”, e quindi può essere assimilato, come detto, allo sci fuori pista elevato all’ennesima potenza. Mentre il classico sciatore fuori pista ricerca sostanzialmente “piste, ma non battute”, e quindi pendii anche ripidi ma regolari, ampi, senza imprevisti e pericoli particolari, con un comodo rientro a valle, e magari solo come un semplice intermezzo delle comode e facili discese sulle piste battute, per il freerider la discesa fuori pista è “tutto”, in tutti i sensi. Ecco quindi la ricerca non delle discese in senso generico, bensì della “discesa”, unica, personale, per certi versi ideale. Non importa quanto ripida, accidentata o difficile.

Per i più esperti, ecco la ricerca di intere pareti lungo le quali scendere, canaloni vertiginosi che fanno venire i brividi solo a vederli, seracchi e crepacci da evitare, boschi accidentati che mettono a dura prova l’orientamento, rocce affioranti…. In pratica, un condensato di emozioni e di sensazioni, e ovviamente di rischi, inutile negarlo, difficile da rendere a parole. Di certo, una sola discesa in queste condizioni può valere quanto un’intera giornata sulle piste, se non di più.

Ma allora, il freeride è come lo scialpinismo?

In realtà, le differenze sono ben evidenti, e diremmo nette. Nello scialpinismo, dove tutto è finalizzato alla conquista della vetta, la discesa è una componente importante della gita, ma non certo l’unica. La salita, ad esempio, è parte fondamentale dell’escursione, e spesso regala allo scialpinista grandissime emozioni e soddisfazioni, tipiche appunto dell’alpinismo. La successiva discesa, se fatta con buona neve, costituisce quindi “solo” il coronamento e il premio finale di una bella ascensione. Viceversa, con pessime condizioni di neve o di tempo (neve marcia, ghiacciata o peggio crostosa, nebbia…), la discesa viene quasi a trasformarsi in una penitenza, da concludersi il più rapidamente possibile.

Per il freerider, invece, come abbiamo visto, conta solo e solamente la discesa. La salita è quindi secondaria, e comunque funzionale al raggiungimento del punto di partenza della discesa. E quindi sono utilizzati tranquillamente gli impianti di risalita e – orrore di tutti gli scialpinisti degni di questo nome – anche l’elicottero.

Un’altra differenza riguarda le condizioni fisiche con cui si affrontano le discese: lo scialpinista, per quanto allenato, ha alle spalle ore e ore di faticosa salita con un pesante zaino in spalla, ragion per cui in discesa deve fare i conti con l’inevitabile stanchezza che lo porta, in genere, a “evitare le rogne”, e comunque a cercare la via di discesa relativamente più facile e sicura. Il freerider, viceversa, può iniziare la discesa perfettamente riposato, magari dopo un periodo di riscaldamento muscolare, con uno zaino più leggero, potendo scegliere esattamente l’ora per garantirsi condizioni ottimali di neve, per cui può permettersi di affrontare la discesa in modo decisamente più atletico, sportivo, alla ricerca del puro piacere di sciare.

In conclusione, mentre lo scialpinista deve suddividere e dosare le sue energie, sia fisiche che mentali, tra la salita e la discesa, il freerider può concentrarsi sulla sola discesa. Una differenza non da poco. Ma non si possono neppure dimenticare le differenze di carattere “etico”, spesso molto sentite dagli scialpinisti, ad esempio per ciò che riguarda l’uso dell’elicottero in montagna.

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